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Categoria: Comunicati

CGILCISL e UIL incontrano i parlamentari reggiani: presentati emendamenti di soppressione dei tagli a CAF e Patronati

Si è svolto questo pomeriggio l’incontro tra le segreterie reggiane di Cgil Cisl e Uil, assieme ai responsabili dei Patronati e dei Caf, con i parlamentari reggiani Antonella Incerti, Paolo Gandolfi e Maria Mussini, sullo spinoso tema dei rischi in seno alla reiterazione dei tagli a Caf e Patronati proposta dal governo.

Tagli che, come ormai noto, anche per il 2015 sono previsti in complessivi 28 milioni per i patronati e di 40 milioni per i Caf. Cifre che, sommate ai tagli del 2014, portano ad un abbattimento strutturale di 63 milioni per i primi e di 40 per i secondi, sapendo che per i Caf sono previsti ulteriori 70 milioni nel 2017, 70 milioni nel 2018 e 100 milioni nel 2019.

Insomma, una vera “batosta” che “colpisce i diritti di cittadinanza che passano per il disbrigo di pratiche necessarie all’esercizio dei propri diritti – ha sottolineato Margherita Salvioli, segretaria Cisl Emilia Centrale – e mette a rischio l’espletamento di funzioni, lasciando intendere che il governo non ne riconosca l’indubbio valore sociale”.

Dello stesso avviso Lorenzo Tollari, segretario Uil Modena e Reggio Emilia, che ha parlato di “tagli inaccettabili e di un attacco ai sindacati mai visto prima” e Guido Mora, segretario Cgil Reggio Emilia che ha aggiunto “mi domando come mai, in un’epoca di esternalizzazioni, quella fatta dallo Stato verso Patronati e Caf, dato che essi svolgono funzioni che lo Stato non vuole fare, viene invece colpita con continui tagli. Pare evidente la volontà di mettere in difficoltà il cittadino che attraverso questi servizi può vantare il riconoscimento di diritti”.

Ma nell’incontro si è sottolineata anche la complessità e la vastità del lavoro svolto da Patronati e Caf, entrando nel merito, sia economico sia tecnico, delle ricadute che l’abbattimento di risorse, peraltro ricordiamo si tratta del frutto di contributi pensionistici versati dai datori di lavoro per conto dei lavoratori, comporterebbe nella realtà di tantissimi cittadini.

A partire dal rischio concreto di non riuscire a garantire qualità e totalità dei servizi svolti.

La risposta dei parlamentari ha visto sulla stessa linea d’onda Antonella incerti, esponente del Pd e membro della Commissione lavoro alla Camera, e il collega di partito Paolo Gandolfi.

Abbiamo presentato un emendamento che chiede la soppressione dei tagli ai patronati, altri colleghi ne stanno presentando altri che chiedono la riduzione del taglio a 10 milioni, altri ancora stanno presentando emendamenti che chiedono la riduzione e la soppressione dei tagli ai caf – spiega Antonella Incerti – capiamo le difficoltà e non manca il lavoro da parte nostra di sensibilizzazione su questi temi. La partita è ancora aperta e nei lavori parlamentari vedremo quale sarà la piega che prenderà. Personalmente se mi chiederanno di ritirare la firma non lo farò”.

Più critica, a partire dalle molte maglie della Legge di stabilità, Maria Mussini, Gruppo Misto, che ha sottolineato “preoccupazione per il modo di procedere del governo nel colpire sempre, sia nel merito che nel metodo sistematico le stesse fasce sociali. Si nota sempre meno interesse a che i diritti vengano erogati – ha aggiunto – si va verso una fruizione disorganica e per censo: tra chi ha i soldi per avere le “carte” in ordine e beneficiare delle normative e chi non ne ha, per arrivare alla privatizzazione”.

A smorzare i toni, infine, Paolo Gandolfi che ha invece ribadito l’importanza “di una proposta alternativa ai tagli del governo fatta dai parlamentari. Proposta di riduzione e soppressione che darà dei frutti – ha detto – che anche se parziali vanno raccolti per raddrizzare le cose in ragione delle forze che ci sono nella discussione parlamentare”.

Cosa fanno i patronati

I patronati sono soggetti privati di pubblica utilità che, per legge, devono fornire assistenza gratuita ai cittadini per 92 tipologie di servizi, sotto il controllo del Ministero del Lavoro. Previdenza e salute sul lavoro, prestazioni socio-assistenziali, tutela dei cittadini immigrati e degli italiani all’estero sono le aree di competenza di queste strutture, presenti in tutta Italia e all’estero. «Le nostre attività hanno l’unico obiettivo di aiutare tutte le persone, senza alcuna distinzione, a orientarsi tra le tante normative e iter burocratici, facilitando il loro rapporto con la pubblica amministrazione – spiegano Salvatore Ferraro (Acli), Cristiano Marini (Inas-Cisl), Maura Romagnoli (Inca-Cgil) e Angela Vicenzi (Ital-Uil) – Il nostro compito è agevolare i cittadini nella compilazione e presentazione delle domande agli enti previdenziali e assicurativi, accompagnandoli fino al riconoscimento dei diritti, anche con l’assistenza legale e medico-legale necessaria». A Modena i quattro patronati hanno complessivamente 85 operatori che lavorano in 71 sportelli; le pratiche aperte dal 1°PATRONATO INAS-CISL gennaio al 31 ottobre di quest’anno sono oltre 90 mila e rappresentano il 61 per cento delle pratiche inviabili telematicamente all’Inps per la provincia di Modena. Il finanziamento delle attività e dell’organizzazione degli istituti di patronato, regolato dall’articolo 13 della legge 152/2001, avviene attraverso il “Fondo patronati”. Gestito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, il fondo è alimentato da una quota parte (lo 0,207 per cento) dei contributi previdenziali che tutti i lavoratori versano alle casse previdenziali, per assicurare tutele fondamentali – previste dall’art. 38 della Costituzione – anche a chi non può permettersele. Il fondo copre circa 1/3 delle prestazioni che i patronati forniscono. I restanti 2/3 delle prestazioni non prevedono recupero economico e sono a carico delle organizzazioni promotrici dei patronati. Per ulteriori informazioni e dati, consultare www.tituteliamo.it

Oggi mobilitazione di Acli, Cgil, Cisl e Uil contro i tagli a patronati e Caf

Per il secondo anno consecutivo il governo taglia le risorse destinate ai patronati e Caf (centri di assistenza fiscale). La legge di Stabilità 2016 prevede per il fondo patronati una riduzione di 28 milioni di euro (che si aggiunge a quella di 35 milioni di euro già stabilito lo scorso anno), mentre per i Caf il taglio ipotizzato è di 40 milioni di euro. Anche a Modena Cgil-Cisl-Uil e Acli sono mobilitate contro queste misure. Stamattina davanti alla sede provinciale dell’Inps sindacalisti e operatori di patronati e Caf hanno distribuito volantini e altro materiale per spiegare ai cittadini le conseguenze dei tagli a questi servizi, di cui usufruiscono ogni anno centinaia di migliaia di cittadini modenesi. I responsabili provinciali di Acli, Inas, Inca, Ital chiedono la soppressione della norma che infligge un altro duro colpo alla rete dei patronati, considerando tale ipotesi “intollerabile quanto inspiegabile”. «Denunciamo soprattutto il carattere strutturale della riduzione delle risorse, con un ulteriore intervento sull’aliquota di alimentazione del fondo che, solo nel prossimo triennio, prevede un taglio del finanziamento, rispetto a quanto si attendeva fino allo scorso anno, di ben 284 milioni di euro per il periodo 2015–2018, con conseguenze irrecuperabili sull’assistenza dei cittadini in Italia e all’estero – affermano Salvatore Ferraro (Acli), Cristiano Marini (Inas-Cisl), Maura Romagnoli (Inca-Cgil) e Angela Vicenzi (Ital-Uil) – La situazione risulta ancora più grave se si considera FERRARO (ACLI)-MARINI (INAS)-VICENZI (ITAL)-ROMAGNOLI (INCA)il ritardo cronico che affligge i pagamenti e la riduzione degli acconti. Anche i tecnici di Camera e Senato, nel dossier sulla legge di Stabilità, hanno sottolineato come “andrebbe comunque attentamente ponderata la effettiva praticabilità di ulteriori riduzioni degli stanziamenti’ per i patronati ‘alla luce dei ripetuti interventi già operati in precedenza sul medesimo stanziamento”». Da gennaio 2016 sono a rischio la funzionalità degli uffici e il corretto pagamento delle retribuzioni e della relativa contribuzione, ma soprattutto la tutela assistenziale e previdenziale dei cittadini. Questo anche a causa del fatto che il Ministero del Lavoro non ha ancora chiuso la verifica dell’attività del 2012 e non si hanno garanzie sul tempestivo pagamento delle integrazioni ai “rimborsi” dovute per il 2013 e il 2014, per spese già legittimamente effettuate. L’anno scorso, per poter continuare a garantire la tutela a tutti i cittadini, i patronati avevano accolto positivamente la richiesta del governo di mettere subito in atto una riforma, con la promessa di non ricorrere a tagli ulteriori. «Pur consapevoli delle conseguenze organizzative e finanziarie, avevamo creduto in una revisione improntata alla razionalizzazione del “sistema”, alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse e all’ampliamento dell’attività con interventi territoriali sul welfare – sottolineano Ferraro, Marini, Romagnoli e Vicenzi – Per salvaguardare l’accesso gratuito alla tutela previdenziale e socio-assistenziale per i cittadini e per difendere migliaia di posti di lavoro degli operatori di patronato, chiediamo ora a Parlamento e governo l’annullamento della norma». Anche la riduzione delle risorse per i Caf (centri di assistenza fiscale) rischia di trasformarsi in una diminuzione dei servizi e delle tutele al cittadino. «Se infatti verrà confermata la riduzione dei compensi di 40 milioni di euro annui prevista dal disegno di legge di Stabilità, non avremo altra scelta che ridurre i costi. Una scelta che si tradurrà in minori servizi e tutele – avvertono Franco Saracino (Caf-Cisl), Daniela Bondi (Csc Caf-Cgil), Patrizia Pedretti (Caf-Uil) e Francesca Maletti (Caf-Acli) – A soffrirne sarebbero maggiormente le persone anziane e i ceti più deboli che non hanno gli strumenti per orientarsi nella materia fiscale». La rimodulazione dei compensi del 2014 per i successivi tre anni conteneva già una clausola di rispetto di spesa con un risparmio rispetto alle annualità di costo precedenti e rappresentava, a detta del Ministero dell’Economia, “il giusto riequilibrio per i Caf a fronte dei maggiori oneri e adempimenti a loro affidati”. Ad esempio, tra questi vi è l’onere a carico del Caf, nel caso di errori, di pagare imposta, sanzioni e interessi. Il taglio dunque rischia di essere scaricato sull’utenza come aumento delle tariffe. «Il taglio rischia inoltre di compromettere un’importante funzione sociale che da sempre svolgono i Caf, ovvero essere punto di riferimento per la compilazione del modello Isee, necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate che la pubblica amministrazione prevede per chi è in situazione di svantaggio economico o sociale. Gravi ripercussioni potrebbero infine registrarsi – concludono i responsabili provinciali dei Caf – anche sul progetto del 730 precompilato».

Titan Italia, accordo sui premi aziendali 2016

È stato approvato dalle assemblee dei lavoratori della Titan di Finale Emilia (Modena) e Crespellano (Bologna) l’accordo che definisce le quantità economiche previste come premi aziendali per l’anno 2016, oltre a confermare la validità degli attuali accordi aziendali in vigore a Finale Emilia e Crespellano. Si tratta di un’ulteriore tappa del confronto tra Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e l’azienda, confronto che dovrà portare a un’armonizzazione contrattuale e a un unico accordo aziendale per tutti i dipendenti di Titan Italia, anche a seguito della decisione dell’azienda di concentrare la produzione delle ruote per il settore agricolo a Finale Emilia, mantenendo a Crespellano la produzione dei freni e gli uffici del gruppo. «L’accordo raggiunto è un risultato non scontato e frutto della determinazione dei lavoratori, che la settimana scorsa hanno scioperato per diverse ore – affermano i sindacati – L’intesa permette all’azienda di concentrarsi negli sforzi per acquisire nuovi clienti e rafforzare le proprie posizioni su un mercato che continua a non vedere segnali di uscita dalla crisi, rimandando al 2016 il confronto necessario per costruire un unico accordo per tutti i lavoratori Titan. Il 19 gennaio prossimo è fissato il primo incontro per l’armonizzazione delle vecchie piattaforme e la realizzazione della piattaforma unica». Oggi Titan, anche alla luce delle uscite volontarie registrate in entrambi i siti (ma prevalentemente a Bologna), occupa complessivamente 361 lavoratori: 206 a Finale Emilia, 143 a Crespellano (destinati, però, a rimanere una cinquantina a seguito dei trasferimenti a Finale già pianificati) e dodici a Jesi.

Grandi Salumifici Italiani, rinnovato il contratto integrativo

È stato firmato nei giorni scorsi a Modena il contratto integrativo aziendale del gruppo Grandi Salumifici Italiani, leader italiano nella produzione di salumi con stabilimenti a Modena, Brescello, Reggio Emilia, Amiata (Grosseto) e Bologna Interporto. Il rinnovo della sola parte normativa interessa anche gli stabilimenti di Chiusa, Putzen e San Candido (Bolzano) e Noceto (Parma). In totale sono interessati circa 1.300 addetti, di cui 450 a Modena. «Il rinnovo presenta notevoli avanzamenti in termini normativi ed economici – affermano Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil – L’intesa mette in evidenza come corrette relazioni industriali riescano a coniugare le aspettative dei lavoratori con quelle dell’azienda. In particolare, si rafforza il welfare contrattuale integrando e rinforzando i capitoli della previdenza complementare (Alifond) e delle prestazioni sociali (retta asilo nido, bus scolastici, palestre, ecc.) rispetto a già quanto previsto dal ccnl». Per quanto riguarda il salario aziendale a obiettivi, sarà pari a 2.300 euro annui al parametro 137 per gli anni 2015 e 2016 e, fatto importante, sarà incrementata al livello del parametro medio l’erogazione del premio per i parametri più bassi. Viene aggiornata l’erogazione delle varie indennità legate ai disagi lavorativi (freddo, bagno, ecc.) con un incremento del 6 per cento per ogni indennità. Per quanto riguarda la parte normativa inerente il mercato per il lavoro, nell’arco della vigenza contrattuale (2015-2016) è stata concordata la stabilizzazione di 41 lavoratori con contratti a tempo determinato/somministrati nei quattro stabilimenti (Modena, Brescello, Reggio Emilia, Amiata) del gruppo. Il contratto vedrà la sua naturale scadenza a dicembre 2016 e sarà comunque valido fino al suo rinnovo.

Domani Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: l’impegno e le iniziative di Cgil-Cisl-Uil Modena

Si celebra anche a Modena la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che ricorre domani – mercoledì 25 novembre. Cgil-Cisl-Uil ribadiscono il loro impegno affinché il contrasto alla violenza di genere avvenga tutti i giorni, dentro e fuori i luoghi di lavoro. Per questo motivo, i sindacati rinnovano anche quest’anno l’iniziativa simbolica con il lancio in cielo di palloncini bianchi per chiedere la liberazione dalla violenza di genere. GIORNATA VIOLENZA DONNE_1 Cgil-Cisl-Uil hanno scelto due luoghi di Modena, l’ex Manifattura Tabacchi e piazzetta delle Ova. «L’ex Manifattura Tabacchi, dove ci ritroviamo alle 10.30, sottolinea il collegamento col mondo del lavoro, mentre piazzetta delle Ova, dove il lancio dei palloncini avviene alle 11, testimonia la vicinanza a tutte le donne della città», spiegano Tamara Calzolari (segreteria Cgil), Luisa Zuffi (segretario Spi-Cgil), Rosanna Corghi (coordinamento femminile Fnp-Cisl), Simonetta Sambiase (responsabile coordinamento femminile Cisl) e Luigi Tollari segretario Uil Modena-Reggio Emilia. I partecipanti alle due iniziative intendono stimolare una riflessione sull’argomento e indossano un fiocco bianco, simbolo della campagna contro la violenza alle donne. Prima del lancio dei palloncini, alle 9.30 Cgil-Cisl-Uil propongono ai loro iscritti una visita guidata alla mostra fotografica “io vado…LIBERA” organizzata presso l’istituto San Filippo Neri (via Sant’Orsola 52) per i 70 anni dell’Udi. Cgil-Cisl-Uil affermano che qualunque sia la forma o il luogo in cui si consuma – casa o lavoro –, la violenza nega alle donne il diritto fondamentale di vivere in dignità e libertà. Per questo il sindacato è impegnato quotidianamente nella propria azione contrattuale e di tutela individuale a fermare la cultura della violenza. Gli uomini e le donne di Cgil-Cisl-Uil sono impegnati ogni giorno nei luoghi di lavoro contro la violenza alle donne, le molestie e ogni forma di discriminazione. Come recita il manifesto Cgil-Cisl-Uil 2015, che cita Kofi Annan, “la violenza contro le donne è forse la più vergognosa violazione dei diritti umani”.

Le donne della Cisl incontrano Stefania Pastori, la blogger che racconta le storie di donne vittime di violenze.

Lei ha subito la violenza domestica e ne è uscita a testa alta. Ha creato anche “Gloss: donne che scintillano”, un gruppo segreto su Facebook di una quarantina di donne che si aiutano reciprocamente per uscire dal tunnel della violenza dell’uomo. E anche Striscia La Notizia si è interessata della storia di Stefania Pastori, la nota blogger suo malgrado salita alla cronaca per le vicende di violenza di cui è stata oggetto. Giungerà a Reggio grazie all’incontro “Perché, ma perché…? Chiamarlo Amore non si può. Leggi e tutele per l’eliminazione della violenza sulle donne nella nostra società”, in programma per giovedì 26 novembre alle ore 10.00 presso l’Auditorium del Centro Simonazzi, in via Turri 55/A, a Reggio Emilia, organizzato dal Coordinamento Donne Cisl Emilia Centrale.

“Lavoriamo insieme per un mondo più giusto, fatto di dignità e rispetto, nel lavoro come in casa. Eppure ogni giorno leggiamo di donne uccise, una ogni due giorni. Da mariti, fidanzati, spasimanti… Ma anche vittime di rapinatori o di uomini semplicemente violenti, anche per motivi futili. Eppure riteniamo che un nuovo modo di approcciare il tema della violenza sulle donne sia possibile. Occorre partire dalla cultura e dalla condivisione delle informazioni, ecco perché riteniamo utile confrontarci con le persone e informare la cittadinanza su questo” è quanto afferma William Balotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale che, tra le sue competenze, ha la delega alla parità di genere. Nella mattinata si potranno seguire gli interventi di Margherita Salvioli Mariani, segretaria generale aggiunta Cisl Emilia Centrale; Roberta Mori, presidente della Commissione Regionale Parità; Roberta Pavarini, presidente della Commissione comunale alla Partecipazione; Federica Anghinolfi, responsabile Servizio sociale integrato – Unione dei comuni della Val d’Enza; Stefania Pastori, blogger, curatrice di Stefipastorigloss; William Balotta, segretario generale Cisl Emilia Centrale.

Scarica il volantino

Ausl Modena: i sindacati sospendono lo stato di agitazione

PATRIZIA DE COSIMO_3È stato sospeso lo stato di agitazione dei dipendenti dell’Azienda Usl di Modena. Lo hanno deciso i sindacati Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Nursind, Fials e Fsi insieme alla rsu dopo il tentativo di conciliazione messo in atto oggi dalla prefettura. Sindacati e Ausl hanno calendarizzato un incontro per dopodomani – mercoledì 25 novembre. «L’intervento della prefettura ci ha consentito di riaprire il confronto, che era stato interrotto dall’Ausl in un momento in cui risulta, invece, urgente ragionare sulla riorganizzazione del lavoro sulla base della piattaforma approvata dai lavoratori nelle assemblee – spiegano i sindacati – Questa settimana entra in vigore la legge 161 del 2014 che recepisce la normativa europea sull’orario di lavoro. In particolare non sono più ammesse le deroghe su cui hanno fatto affidamento in questi anni le direzioni aziendali. È necessario che nell’incontro di mercoledì l’Ausl definisca bene i suoi orientamenti in merito a uno specifico piano di azioni mirate al contenimento dello straordinario 2016. Inoltre deve dirci come intende riconoscere ai lavoratori l’impegno straordinario profuso finora per coprire le gravi carenze di organico in tutta la sanità modenese». I sindacati chiedono la disponibilità dell’Ausl a un confronto serrato anche sul piano occupazionale al fine di scongiurare preoccupanti ipotesi di chiusure dei servizi. «Leggiamo con favore questa prima apertura e misureremo la disponibilità dell’Ausl sui fatti – affermano Anna Paragliola (Fp-Cgil), Patrizia De Cosimo (Cisl Funzione pubblica, nella foto), Giuseppe Belloni (Uil-Fpl), Eleonora Checchi (Nursind), Cesare Bruno (Fials) e Benedetta Misurata (Fsi) – Da troppo tempo i lavoratori attendono soluzioni che consentano loro di esercitare dignitosamente la loro professione. Una risposta alle diverse proposte da noi avanzate ad aprile 2015 rappresenta la base da cui partire per ricostruire relazioni sindacali accettabili. La trattativa serve per riconoscere e migliorare una situazione al limite della tolleranza, spesso non congrua rispetto alla sicurezza dei lavoratori e dei cittadini-utenti». I sindacati concludono sollecitando anche gli amministratori locali, in particolare i sindaci che, garantendo la qualità dei servizi e l’opera dei professionisti sanitari, possono e devono tutelare la salute dei cittadini.

Patto regionale per il lavoro nelle Terre dei Castelli: mercoledì 25 novembre incontro di Cgil-Cisl-Uil a Vignola

MAURIZIO BRIGHENTI_1Si parla del Patto regionale per il lavoro nell’incontro che Cgil-Cisl-Uil organizzano a Vignola dopodomani – mercoledì 25 novembre. L’iniziativa, intitolata “Il lavoro al centro” e aperta al pubblico, è in programma dalle 14.30 alle 17.30 nella sala consiliare del municipio (via Bellucci 1). Introduce il coordinatore Cgil del distretto vignolese Giorgio Benincasa, a seguire gli interventi di Mauro Smeraldi (presidente Unione Terre di Castelli), Albano Dugoni (portavoce Forum Terzo Settore Modena), Elena Salda (vicepresidente Confindustria Modena), Alberto Zanetti (segreteria Uil Modena-Reggio Emilia), Maurizio Piccinini (referente Libera Modena) e Alessandro Verri (presidente Cna Unione Terre di Castelli). Le conclusioni sono affidate a Maurizio Brighenti (nella foto), coordinatore Cisl Vignola. «L’incontro è l’occasione per provare ad avanzare proposte che declinino a livello dell’Unione Terre di Castelli le misure contenute nel Patto regionale per il lavoro firmato lo scorso 20 luglio tra sindacati, Regione Emilia-Romagna, rappresentanze datoriali e associazioni – spiegano Cgil-Cisl-Uil – È un Patto che consideriamo importante sia per il ruolo cruciale assegnato alla contrattazione con le parti sociali nell’elaborazione delle strategie per lo sviluppo e l’occupazione, sia perché mette il lavoro, stabile e di qualità, al centro delle politiche di investimento pubblico». Ricordiamo che il Patto per il lavoro si pone l’obbiettivo di creare 120 mila nuovi posti di lavoro e dimezzare la disoccupazione in regione (dall’attuale 9 al 4,5 per cento) entro la fine della legislatura. Questo potrà avvenire utilizzando quasi 15 miliardi di euro di investimenti pubblici in grado di innescare un nuovo sviluppo per creare valore aggiunto attraverso saperi e innovazione, promuovendo il welfare come leva per sostenere la crescita, per ridurre le diseguaglianze e favorire l’inclusione. Tutto questo in una cornice di legalità e trasparenza, con il rispetto della “clausola sociale” nell’aggiudicazione di appalti pubblici e privati, tutelando così i posti di lavoro in ogni cambio appalto.

Sindacati su chiusura nido Triva: «Aprire confronto su futuro servizi 0-6 anni»

Il nido comunale Triva chiude. Lo dicono Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Csa e Sulpl di Modena, i quali non condividono una decisione che pare “rottamare” il passato, senza contestualmente progettare il futuro. «Per questo abbiamo deciso di partecipare questa mattina al sit-in di protesta contro la chiusura – spiegano i sindacati – L’intero sistema dei servizi per l’infanzia e il lavoro dei suoi operatori vengono oggi messi in discussione dalla necessità di cambiamento di una società fatta di famiglie profondamente cambiate rispetto a vent’anni fa». Si dice che la domanda verso i servizi per l’infanzia è in calo, ma secondo i sindacati non ci si interroga sulle cause. La società è cambiata, e non solo per la crisi economica, le tipologie familiari sono diverse dal modello considerato “tradizionale” e sono diverse le reti di sostegno alle famiglie. «Nuove culture si sono mescolate alla nostra portando con sé la necessità e difficoltà di integrazione che non deve essere un tabù, ma un argomento da affrontare senza ipocrisie – continuano Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Csa e Sulpl – Qual è il progetto politico dell’amministrazione comunale di Modena rispetto a questi servizi e alla loro sostenibilità economica per le famiglie? Quali sono l’innovazione e le sperimentazioni che si vogliono fare sui servizi da 0 a 6 anni, dopo aver ascoltato i bisogni delle famiglie e le proposte di chi, come noi, rappresenta le competenze e professionalità degli operatori»? Per i sindacati è sbagliato chiudere una struttura senza rispondere a queste domande ed è per sollecitare risposte che hanno partecipato al sit-in contro la chiusura del nido Triva. «Se la società ci pone nuove sfide, abbiamo il dovere di trovare strade nuove per rispondere a bisogni profondamente cambiati. Dobbiamo rimettere in gioco le eccellenze del nostro sistema educativo della prima infanzia, con flessibilità mentale e organizzativa, ma soprattutto – concludono Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Csa e Sulpl – con tanto ascolto e tanto confronto».

La legge di stabilità si abbatte ancora su patronati e CAF

Continua al galoppo la corsa del governo Renzi nel taglio di risorse ai patronati e ai caf. I 48 milioni di euro di tagli al Fondo patronati si andrebbero a sommare ai 35 milioni del 2015 per una complessiva riduzione del Fondo patronati di 83 milioni di euro rispetto al 2014. Una cifra enorme che incide sull’erogazione di servizi completamente gratuiti ai cittadini relativi a prestazioni assistenziali, previdenziali e legate all’immigrazione.

Si tratta di tagli che, mettendo a rischio la gratuità dei servizi così come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi, ricadranno direttamente sui cittadini e sulla loro possibilità di tutelarsi. Va inoltre sottolineato che quando si parla di “riduzioni di fondi” non si parla di soldi pubblici ma del frutto di contributi pensionistici versati dai datori di lavoro per conto dei lavoratori.Si va dunque ad incidere pesantemente su quei servizi che i patronati gestiscono gratuitamente in sostituzione dell’Inps e in accordo con esso, assicurando un risparmio all’Ente previdenziale di oltre 500milioni di euro, spianando la strada a un mercato dei servizi dove tutti i cittadini, anche i più bisognosi di tutela, saranno costretti a pagare per prestazioni cui hanno diritto per legge. Si discute infatti della possibilità di far pagare una tariffa di 24 euro per prestazioni come ad esempio la domanda di disoccupazione, quella di maternità o gli assegni familiari.Solo nella nostra provincia i patronati aderenti al CEPA (Cgil Cisl Uil Acli) sono presenti in 73 sedi, capillarmente dislocate sul territorio che impiegano 90 dipendenti. E sono circa 250mila i cittadini che vi si sono rivolti nell’ultimo anno attivando 150mila pratiche assistenziali di vario tipo. Si può dunque affermare che metà della popolazione residente nella provincia di Reggio Emilia si è avvalsa almeno una volta dei servizi erogati dai patronati. Anche i cittadini che si sono rivolti ai Caf CGIL CISL UIL reggiani sono tantissimi, se pensiamo che sono state compilate nell’ultimo anno oltre 106mila domande di 730, oltre 17mila dichiarazioni Isee, oltre 21mila modelli Red e quasi 8mila dichiarazioni di responsabilità per i titolari di pensione di invalidità civile. E allo stesso modo la riduzione delle risorse per i centri di assistenza fiscale va nella direzione di una diminuzione dei servizi e delle tutele al cittadino. Se infatti verrà confermata la riduzione dei compensi di cento milioni di euro annui prevista dal Disegno di legge di Stabilità “non avremo altra scelta che ridurre i costi e a soffrirne sarebbero maggiormente le persone anziane e i ceti più deboli che non hanno gli strumenti per orientarsi nella materia fiscale” fa sapere la Consulta nazionale dei Caf che ha inoltre lanciato una petizione on line, sul sito change.org, attraverso la quale chiedere ai parlamentari di cancellare il comma 3 dell’articolo 33 del Ddl Stabilità che prevede proprio la riduzione dei fondi per i servizi di assistenza fiscale. La rimodulazione dei compensi del 2014 per i successivi tre anni conteneva già una clausola di rispetto di spesa con un risparmio rispetto alle annualità di costo precedenti e rappresentava, a detta del Mef, “il giusto riequilibrio per i Caf a fronte dei maggiori oneri e adempimenti a loro affidati”. Ad esempio, tra questi vi è l’onere a carico del Caf, nel caso di errori, di pagare imposta, sanzioni e interessi. Il taglio dunque rischia di essere scaricato sull’utenza come aumento delle tariffe. Il taglio rischia inoltre di compromettere un’importante funzione sociale che da sempre svolgono i Caf come punto di riferimento per la compilazione del modello Isee, necessario per godere delle prestazioni sociali agevolate che la pubblica amministrazione prevede per chi è in situazione di svantaggio economico o sociale. E importanti ripercussioni potrebbero registrarsi anche sul progetto 730 precompilato. Per scongiurare questo scenario il Cepa – Centro patronati – e la Consulta dei Caf, sia a livello nazionale sia a livello regionale, hanno predisposto una serie di campagne comunicative per dare la più corretta informazione ai cittadini di quanto questi tagli incideranno direttamente sulla possibilità di esercitare i propri diritti. Anche a Reggio Emilia patronati e caf di CGIL CISL UIL stanno predisponendo un parterre di iniziative per contrastare il disegno di legge che sarà discusso alla Camera dei Deputati dove è stato presentato un emendamento che impedisca i tagli proposti dal governo, ma sul quale non vi è alcuna garanzia di accoglimento. Proprio a sostegno della discussione parlamentare le tre Organizzazioni Sindacali territoriali hanno promosso un incontro con i parlamentari reggiani per confrontarsi sui rischi per il sistema delle tutele e dei diritti sociali dei lavoratori e pensionati nel contesto della legge di stabilità 2016. Sono inoltre in fase di organizzazione a livello regionale incontri con la dirigenza dell’Inps Emilia Romagna e con l’Anci. Presidi territoriali, in concomitanza tra loro, saranno organizzati nelle prossime settimane.

 

Nuovi turni nella sanità reggiana: si torna indietro di quarant’anni

Un salto indietro di 40 anni. È quello che si appresta a fare la sanità pubblica reggiana che se da un lato sta per tagliare i nastri del Core, dall’altra rischia di far collassare gli equilibri lavorativi di tutti i suoi dipendenti e di conseguenza anche la qualità dell’assistenza sanitaria. È questo il grido di allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e dai rappresentanti dei lavoratori delle due aziende.

“I nuovi turni di Ausl e Santa Maria – dichiarano Maurizio Frigeri, Fp Cgil, Davide Battini, Cisl Fp, Mauro Chiarini, Uil Fpl e Pasquale Liquori, Fials – prevedono 2 e in alcuni casi anche 3 notti consecutive al lavoro. Con questa decisione unilaterale stanno facendo saltare gli equilibri trovati negli anni e pensiamo soprattutto alla gestione delle famiglie considerando che il personale è costituito soprattutto da donne. Non avere nemmeno un giorno di stacco tra due turni notturni che possono arrivare fino a 12 ore e 50 minuti rischia di far aumentare in modo esponenziale la possibilità di errore del professionista. Il pericolo concreto, oltre a quello di esporre il professionista a rischi di natura penale, è non poter più garantire l’appropriatezza e la qualità delle prestazioni per i pazienti. Piuttosto che proporre turni assurdi le due aziende dovrebbero adeguare l’organico integrativo alle necessità assistenziali assumendo il personale necessario. Sulla carta l’azienda Ausl ha dichiarato di poter passare nel giro di due mesi dal turno con la doppia notte a quello con la singola notte. Questo lo ha affermato solo a parole, senza dare nessuna garanzia in questo senso”. Gli orari dei 7mila dipendenti della sanità pubblica reggiana cambieranno totalmente a causa di un adeguamento alle normative vigenti, dal 25 novembre. Tra gli adeguamenti imposti dalla legge l’obbligo di avere, tra un turno e l’altro, una pausa di almeno 11 ore. Per come Ausl e Santa Maria hanno interpretato la legge questo significa lo stravolgimento di tutti gli attuali assetti lavorativi e personali. Fino alla settimana scorsa era in corso una trattativa per cercare un accordo. Poi la rottura unilaterale del Santa Maria e dell’Ausl. E la turnazione delle due direzioni sanitarie prevede che ogni operatore debba lavorare come minimo su due notti consecutive, e potenzialmente anche su una terza notte se un collega per qualsiasi motivo dovesse assentarsi. Queste condizioni, considerando il carico di lavoro dei reparti e l’età media degli operatori, rischiano davvero di mettere a repentaglio la qualità dell’assistenza sanitaria. Per questo da lunedì 16 novembre nell’ospedale Santa Maria e in tutti gli ospedali Ausl della provincia è partita una raccolta firme contro la proposta aziendale del turno: in cinque giorni le firme raccolte sono 1.500. E sui social è nata una campagna di protesta con lo slogan “#Iononcisto #IostoconilPaziente”. “La situazione paradossale – dichiarano i sindacalisti – è che un’alternativa, senza un ulteriore aumento di personale e quindi di spesa pubblica, c’è. Basterebbe continuare ad adottare il turno attuale semplicemente invertendo l’ordine della turistica tra chi fa il mattino e chi il pomeriggio. Le due direzioni la conoscono. L’hanno discussa con i sindacati ammettendo pure che è fattibile. Eppure non vogliono adottarla. Questo soltanto perché gli lascia una minore libertà di gestione discrezionale del personale. Siamo stupiti della miopia delle direzioni dell’Ausl e del Santa Maria. Sembrano non capire che l’allarme di cui ci facciamo tramite è nell’interesse delle due aziende. Se domani notte un nostro parente deve andare in ospedale noi tutti speriamo che sia accolto da un professionista preparato che lavori nelle migliori condizioni possibili. Con l’attuale proposta del Santa Maria e dell’Ausl non sarà più così. Il turno che vogliono proporre le due aziende veniva applicato negli anni ’70. Forse c’è un motivo per cui da allora è stato abbandonato”.

Sindacati scuola: dopo Modena, il “virus” del dimensionamento scolastico colpisce anche Sassuolo

Sorda ai richiami dei sindacati e delle famiglie, l’amministrazione comunale di Modena insiste nell’idea di ridisegnare la rete scolastica cittadina smembrando e riaccorpando gli istituti. Lo “stesso virus” sembra aver colpito il Comune di Sassuolo, il quale prospetta la creazione di un istituto comprensivo da 2 mila alunni. Lo affermano Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda di Modena, ribadendo la loro contrarietà all’operazione, non solo per il rischio occupazionale, ma per le inevitabili ricadute sulle famiglie. «Come possono le amministrazioni comunali modenese e sassolese ritenere che non ci saranno conseguenze negative creando istituti comprensivi con 1.600 o addirittura 2 mila studenti? – si chiedono Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda di Modena – Parliamo di scuole frequentate da bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni, età in cui il processo formativo ed educativo richiede particolare attenzione in quanto è fondamentale nel percorso di crescita di ogni persona». Secondo i sindacati all’aspetto didattico si affianca il problema legato alla possibile perdita di posti. A Modena le cosiddette autonomie scolastiche con la riorganizzazione passano da dodici a dieci, con la conseguente perdita di due posti da dirigente scolastico e da direttore dei servizi generali e amministrativi. Il piano comunale, inoltre, aggrega istituti già sedi di segreteria, come nel caso della scuola primaria Palestrina, associata alla scuola di primo grado Ferraris, e della scuola primaria S. Giovanni Bosco, associata alla scuola di primo grado Paoli. «In questi casi il personale della segreteria dove verrà mantenuta la sede non corre pericoli, mentre il personale della segreteria che non è più sede rischia di perdere il posto – sostengono Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda – Nutriamo, inoltre, fondati timori anche per i posti da collaboratore scolastico, per i quali si prevede un calo». I sindacati appoggiano, poi, la protesta dei genitori della scuola di primo grado Lanfranco, che legittimamente invocano il diritto dei loro figli a non vedere la scuola smembrata, e la protesta dell’istituto comprensivo 3, che sta raccogliendo firme contro il progetto comunale. «Le rassicurazioni dell’amministrazione comunale non ci bastano perché non sono sufficientemente sostenute da elementi concreti. Chiediamo il differimento di un anno di tutta l’operazione, in modo – concludono Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda di Modena – che si possa finalmente procedere alla valutazione condivisa del progetto attraverso il coinvolgimento di lavoratori e famiglie».

Medtronic Mirandola (biomedicale): firmato il nuovo contratto aziendale

Premio di risultato tra i più alti del settore, congedo parentale più lungo e meglio indennizzato. Sono alcune delle peculiarità del nuovo contratto integrativo aziendale della Mallinckrodt Dar, azienda biomedicale di Mirandola che conta 450 dipendenti e che a metà 2014 è stata acquistata dalla multinazionale Medtronic (apparecchiature medicali). Firmata dai sindacati Femca-Cisl e Filctem-Cgil, nei giorni scorsi l’intesa è stata approvata a larghissima dai lavoratori convocati in assemblea. «Il nuovo contratto, che scade nel 2018, migliora ulteriormente il premio di risultato, che era già tra i più alti del settore e che ora potrà arrivare a 2.350 euro annui – spiegano i sindacalisti Massimo Occhi (Femca-Cisl) e Fernando Siena (Filctem-Cgil) che, insieme alla rsu aziendale, esprimono soddisfazione per il consenso ottenuto dai lavoratori – L’accordo prevede anche aumenti di tutte le indennità in flessibilità, in particolare per i turni più disagiati». Due novità importanti riguardano il welfare integrativo: la Mallinckrodt Dar sarà la prima azienda del distretto biomedicale in cui il congedo parentale potrà durare otto mesi e con un’indennità pari al 50 per cento. Ricordiamo che il congedo parentale (la vecchia “maternità facoltativa”), disciplinato dal dlgs. 80/2015, ha una durata complessiva di sei mesi pagati al 30 per cento dall’Inps (i mesi possono diventare undici se entrambi i genitori prendono il congedo, ma restano sei i mesi totali indennizzati). Il contratto alla Mallinckrodt Dar prevede che l’indennizzo dei sei mesi sarà integrato dall’azienda con un ulteriore 20 per cento e, se utilizzato in maniera accorpata (sei mesi tutti insieme), i mesi indennizzati saranno otto (sempre al 50 per cento). «Questo è un risultato particolarmente importante in un’azienda come la Mallinckrodt Dar, in cui la maggioranza del personale è femminile», sottolineano i sindacati. La seconda novità riguarda il fondo di assistenza sanitaria del settore gomma-plastica (Fasg&p): l’azienda pagherà l’intera quota, inclusa quella a carico del lavoratore, a tutti i dipendenti assunti a tempo indeterminato. «Partendo da un’opportunità individuale, abbiamo pattuito con l’azienda un diritto collettivo – aggiungono Occhi (Femca-Cisl) e Siena (Filctem-Cgil) – Ricordiamo che i fondi sanitari integrativi permettono di recuperare i ticket e altre spese sanitarie e l’abbattimento dei tempi di attesa attraverso l’utilizzo di centri e laboratori convenzionati». Infine nel nuovo integrativo sono state aggiornate alcune normative e previsti tavoli per discutere la valorizzazione professionale dei lavoratori polifunzionali, monitorare le postazioni lavorative e i carichi di lavoro delle aree produttive, anche alla luce delle problematiche derivanti dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Ausl Modena: i sindacati preannunciano stato di agitazione dipendenti

Stato di agitazione dei dipendenti dell’Azienda Usl di Modena. Lo preannunciano i sindacati Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Nursind, Fials e Fsi insieme alla grande maggioranza delle rsu. Motivo: l’interruzione della trattativa in corso sull’organizzazione del lavoro. È probabile che nel giro di qualche giorno sindacati e azienda siano convocati in prefettura per il tentativo di conciliazione; se non si troverà l’accordo, le organizzazioni sindacali passeranno al blocco degli straordinari e a ulteriori azioni di lotta da decidere insieme ai lavoratori. «Dopo diversi incontri in cui si è discusso di piano occupazionale, organizzazione del lavoro e pagamento del lavoro straordinario effettuato, l’ente continua a non rispondere nel merito alle diverse proposte da noi avanzate – affermano Anna Paragliola (Fp-Cgil), Patrizia De Cosimo (Cisl Funzione pubblica), Giuseppe Belloni (Uil-Fpl), Eleonora Checchi (Nursind), Cesare Bruno (Fials) e Benedetta Misurata (Fsi) – La trattativa si è interrotta circa due settimane fa e, nonostante le nostre reiterate richieste, l’Ausl non ha ancora convocato il tavolo di confronto». Per sollecitare la riapertura della trattiva, mercoledì scorso 11 novembre i sindacati hanno organizzato un presidio davanti alla sede della direzione generale Ausl. «A oggi non è ancora prevista nessuna data di incontro. Eppure è da tempo che denunciamo l’insoddisfacente confronto con l’Ausl sui carichi di lavoro degli operatori. Basti pensare – continuano Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Nursind, Fials e Fsi insieme alla grande maggioranza delle rsu – che da gennaio ad agosto di quest’anno sono state richieste ed effettuate 300 mila ore di straordinario, corrispondenti al lavoro ordinario annuale di 200 operatori. Riteniamo irresponsabile l’atteggiamento di chiusura mostrato dalla direzione Ausl nei nostri confronti, visti i cambiamenti organizzativi necessari per ottemperare a diversi progetti e obblighi di legge. Primo tra tutti, l’entrata in vigore dal 25 novembre della legge n.161/2014 che impone il rispetto di undici ore di riposo tra un turno e l’altro di lavoro, e un massimo di 48 ore di lavoro settimanali. Il tutto (dice la legge) senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica, ma attraverso la riorganizzazione dei servizi». Per i sindacati si tratta di una missione impossibile che rischia concretamente di tradursi in una riduzione dei servizi, soprattutto se la riorganizzazione avverrà senza il coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze. Per Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil-Fpl, Nursind, Fials e Fsi uno dei problemi principali è il piano occupazionale 2015 che, per ammissione della stessa Ausl, arriva a coprire solo il 27 per cento del personale in uscita. Nel 2015, infatti, tra pensionamenti e dimissioni l’Ausl perde 178 unità, di cui 50 tra la dirigenza (medica e non medica) e 128 unità tra infermieri, ostetriche, tecnici della prevenzione, laboratorio e radiologia, operatori socio-sanitari, educatori, personale amministrativo. Di questi 178, 27 posti (personale amministrativo) non saranno sostituiti. Altri 101 posti saranno coperti con assunzioni a tempo determinato, mentre saranno complessivamente solo venti le assunzioni di personale sanitario e tecnico a tempo indeterminato: 14 infermieri, tre tecnici della prevenzione, due di radiologia e uno della riabilitazione psichiatrica. «Attualmente in azienda sono presenti 270 lavoratori precari che con questo piano occupazionale non vedono nessuna prospettiva di stabilizzazione – aggiungono Paragliola (Fp-Cgil), De Cosimo (Cisl Funzione pubblica), Belloni (Uil-Fpl), Checchi (Nursind), Bruno (Fials) e Misurata (Fsi) – Non siamo rimasti soddisfatti neanche dalla risposta, ottenuta solo a mezzo stampa, relativa agli incarichi libero-professionali per la dirigenza. Il risparmio di 300 mila euro vantato dall’Ausl per aver sostituito solo parzialmente i dirigenti in uscita, non è stato utilizzato per aumentare l’organico dei lavoratori del comparto. L’unica misura per la sostenibilità del sistema sanitario continua a essere la compressione delle retribuzioni dei lavoratori, visto che il contratto nazionale è bloccato dal 2009 e a oggi per i dipendenti della sanità la legge di Stabilità non ha previsto risorse». Per tutte queste ragioni i sindacati chiedono l’intervento degli amministratori locali, in particolare di tutti sindaci della provincia, che devono a tutelare la salute dei cittadini.

Hera, elezioni rsu in Emilia-Romagna: a Modena storica vittoria Cisl

MASSIMO OCCHI_2Per la prima volta nella storia di Hera, la Cisl ha vinto le elezioni per il rinnovo delle rsu nella struttura di Modena. Le due liste Cisl, infatti, (Femca nel settore gas-acqua e Flaei nell’elettrico) hanno ottenuto complessivamente cinque delegati, contro i quattro a testa di Cgil e Uil. «Siamo stati premiati per la coerenza e chiarezza delle nostre posizioni, la qualità dei nostri delegati e il lavoro di squadra – commenta Massimo Occhi, l’operatore della Femca-Cisl Emilia Centrale che si occupa del coordinamento del contratto gas/acqua e di quello elettrico nelle municipalizzate per la provincia di Modena – Il risultato ci responsabilizza molto e moltiplica il nostro impegno per mettere al centro della nostra azione i lavoratori e le lavoratrici di Hera, vero valore aggiunto di un’azienda fondamentale per lo sviluppo del territorio attraverso l’erogazione di servizi a cittadini e aziende». «Inizieremo da subito a coinvolgere i nuovi delegati con iniziative formative per aiutarli a svolgere al meglio il loro ruolo», aggiunge Roberto Martinelli, segretario Femca-Cisl Emilia-Romagna e responsabile del settore gas-acqua. «Con le undici rsu della Femca-Cisl elette nelle province in cui si è votato, cercheremo di rafforzare modelli partecipativi nelle relazioni sindacali e nella gestione del gruppo Hera, soprattutto in un periodo come questo, – conclude Antonello Assogna, segretario nazionale Femca-Cisl comparto energia – vigilia di appuntamenti importanti nell’area delle reti, come le gare per l’assegnazione del servizio di distribuzione del gas naturale».

 

Strage Parigi: domani alle 12 fermata nei luoghi di lavoro

Una fermata simbolica di cinque minuti in solidarietà con le vittime della strage di Parigi e per esprimere ferma condanna degli atti terroristici. La promuovono Cgil-Cisl-Uil di Modena nella giornata di domani – martedì 17 novembre – alle 12. Cgil-Cisl-Uil sono vicine ai familiari delle vittime e a tutto il popolo francese e condannano fermamente questo atto di barbarie e ferocia inaudita contro i civili e i luoghi della socialità e convivialità parigina. «Di fronte al tentativo di creare terrore e tensione permanente, si deve rispondere con fermezza e determinazione sul piano della civiltà e dei principi di libertà – affermano Cgil-Cisl-Uil – Il mondo del lavoro e i sindacati continueranno a richiedere che prevalgano il dialogo e i processi di pace in Siria, in Medio Oriente e in tutte le aree di guerra».

 

Fim Cisl Emilia Centrale: “Dopo averlo pubblicamente osteggiato, a Reggio Emilia la Fiom applica il Jobs Act”

Accade al Gruppo Landi, in particolare a ‘Landi Renzo’ e ad ‘A&B’, aziende reggiane in contratto di solidarietà dove Fiom Cgil e azienda hanno sottoscritto un accordo che può prevedere fino a 89 licenziamenti, pari a 1/5 della forza lavoro.

“Per la prima volta sul territorio regionale – spiega Giorgio Uriti, segreteria Fim (Federazione italiana metalmeccanici) Cisl Emilia Centrale – la Fiom Cgil sta applicando le nuove norme sul Jobs act, che prevedono che all’interno del contratto di solidarietà possa essere aperta una procedura di mobilità. Se a parole viene osteggiata la riforma del diritto del lavoro, come ad esempio nelle manifestazioni svoltesi a Roma in ottobre, nei fatti la Fiom Cgil risulta la prima organizzazione sindacale ad applicarlo”. “Questo – entra nel merito il sindacalista – è accaduto al Gruppo Landi, in particolare a ‘Landi Renzo’ e ad ‘A&B’, aziende di Reggio Emilia in contratto di solidarietà dove Fiom Cgil e azienda hanno sottoscritto un accordo per i licenziamenti collettivi di 70 lavoratori nella prima e 19 nella seconda. Si parla quindi di 1/5 della forza lavoro in complesso delle due aziende. La procedura di mobilità è stata inviata alle organizzazioni sindacali venerdì 6 novembre, gli incontri si sono svolti la settimana successiva, e in questi Fiom e azienda hanno deciso di sottoscrivere un accordo che può mettere in mobilità fino a 89 dipendenti senza, a nostro avviso, i necessari passaggi negoziali”. “In particolare – prosegue – Fim ha chiesto quale era il piano industriale o come si riposizionava l’azienda a livello italiano ed europeo, quindi il piano per definire gli esuberi. L’azienda non ha dato risposta. Fim ha proposto di utilizzare ammortizzatori sociali difensivi come il contratto di solidarietà o altri strumenti ma non di sicuro la mobilità senza chiarimenti”. “Abbiamo inoltre chiesto – aggiunge Uriti – che cosa sarebbe successo a tutti i lavoratori se non si fossero trovate le persone in esubero e, quindi il piano industriale per il futuro. Fim ha anche reclamato di inserire nel verbale di accordo la possibilità di utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali possibili per evitare ulteriori licenziamenti. Per quanto ci riguarda l’azienda non potrà procedere con licenziamenti unilaterali”. “Per tutti questi motivi la Fim ha deciso di proseguire nella trattativa, chiedendo ed ottenendo un ulteriore incontro per mercoledì 18 novembre al fine di rispondere a tutte le domande a cui l’azienda non ha, ad oggi, dato risposta”, conclude da Reggio Emilia.

Ausl Modena: domattina presidio di protesta dei sindacati contro i carichi di lavoro

Presidio di protesta domani – mercoledì 11 novembre – davanti alla sede dell’Azienda Usl di Modena in via S. Giovanni del Cantone. Si svolge dalle 10.30 alle 12.30 per iniziativa dei sindacati Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil Fpl, Nursind, Fials, Fsi e la maggioranza delle rsu, che protestano contro l’attuale organizzazione del lavoro, gli orari di lavoro e il piano delle assunzioni per il 2015.

cislfp«È da tempo che denunciamo l’insoddisfacente confronto con l’Ausl sui carichi di lavoro degli operatori – affermano i sindacati – Basti pensare che da gennaio ad agosto di quest’anno sono state richieste ed effettuate 300 mila ore di straordinario, che corrispondono al lavoro ordinario annuale di 200 operatori. Dopo una campagna di assemblee con i lavoratori, abbiamo deciso di presentare all’Ausl una proposta operativa che affronta i temi sopra citati con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori sanitari, perché solo così può migliorare anche il servizio offerto ai cittadini». A sostegno di queste affermazioni i sindacati presentano alcuni dati. Nel 2015, tra pensionamenti e dimissioni l’Ausl perde 178 unità, di cui 50 tra la dirigenza medica e non medica e 128 unità tra infermieri, ostetriche, tecnici della prevenzione, tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, operatori socio-sanitari, educatori, personale amministrativo. Di questi 178, 27 posti (personale amministrativo) non saranno sostituiti. Altri 101 posti saranno coperti con assunzioni a tempo determinato, mentre saranno complessivamente solo venti le assunzioni di personale sanitario e tecnico a tempo indeterminato: 14 infermieri, tre tecnici della prevenzione, due radiologia e uno della riabilitazione psichiatrica. «È del tutto evidente – continuano Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil Fpl, Nursind, Fials, Fsi e la maggioranza delle rsu – che sostituire soltanto il 25 per cento del personale oggi non è più sopportabile, ancora di più vista l’imminente entrata in vigore della legge 161/2014 che, proprio per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini, prescrive almeno undici ore di riposo tra un turno di lavoro e l’altro. Abbiamo detto all’Azienda che, a fronte di questo cambiamento normativo, l’attuale dotazione organica non è sufficiente a garantire la quantità e qualità dei servizi oggi erogati alla cittadinanza. È arrivato il momento di cambiare strada». I sindacati sollevano anche il problema del precariato: oggi in Azienda Usl di Modena sono 270 i lavoratori precari, alcuni dei quali attendono da anni di essere stabilizzati, pur rappresentando un patrimonio di professionalità, competenze ed esperienza. Un altro problema riguarda il salario degli operatori, che dovrebbe essere garantito in modo stabile e a parità di lavoro svolto. «Senza l’eccessivo ricorso allo straordinario, oggi lo stipendio degli operatori del comparto (i “non medici”) non permetterebbe di superare la terza settimana del mese – sottolineano i sindacati – Tra l’altro, come tutti gli altri dipendenti pubblici, anche quelli della sanità aspettano da sette anni il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, per il quale la legge di Stabilità 2016 prevede un aumento di 7 euro lordi al mese». Per tutti questi motivi Fp-Cgil, Cisl Funzione pubblica, Uil Fpl, Nursind, Fials, Fsi e la maggioranza delle rsu hanno deciso di presidiare domattina la sede della direzione generale Ausl.

Fisco, Agenzia Entrate scrive ai contribuenti inadempienti. Cisl: «Niente panico, c’è tempo fino al 29 dicembre per rimediare»

Stanno arrivando anche a Modena alcune centinaia delle 220 mila lettere che l’Agenzia delle Entrate ha inviato in tutta Italia nei giorni scorsi per segnalare ai contribuenti possibili anomalie riguardanti i redditi percepiti nel 2014.

12194710_1210437395638523_5816879053270190317_o «I destinatari sono persone fisiche che l’anno scorso hanno percepito redditi da lavoro dipendente, indennità di disoccupazione, mobilità, cassa integrazione, indennità temporanea infortuni e redditi da pensione, ma che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi (730 o Unico) entro il 30 settembre, pur essendo tenute a farlo – spiega Margherita Salvioli Mariani, segretaria aggiunta della Cisl Emilia Centrale – L’Agenzia delle Entrate ha incrociato i dati trasmessi 905709_1210439152305014_4239317962746318931_odai sostituti d’imposta (datori di lavoro ed enti previdenziali) e chiede ai contribuenti di verificare se risultano ancora imposte da pagare, presentando la dichiarazione anche tardivamente. Niente panico, però – rassicura Salvioli Mariani – Il controllo è dovuto, la lettera dell’Agenzia delle Entrate non è aggressiva né minacciosa e c’è tempo fino al 29 dicembre per mettersi in regola». Per evitare l’accertamento del fisco e la sanzione per omessa dichiarazione (che va dal 120 al 240 per cento delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro), occorre presentare la cosiddetta “dichiarazione tardiva” entro 90 giorni (cioè entro il 29 dicembre 2015) dal termine di scadenza (che era fissato al 30 settembre). «Per compilare il modello Unico 2015 e dichiarare tutti i redditi percepiti nel 2014, usufruendo di eventuali detrazioni e/o deduzioni, consigliamo di rivolgersi agli uffici del nostro Caf – dice Andrea Sirianni, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale – La presentazione tardiva comporta per il contribuente una sanzione fissa di 25 euro, alla quale occorre aggiungere gli interessi e una seconda sanzione, entrambi in forma ridotta, per il ritardato versamento delle imposte dovute. Pertanto mettersi in regola è senz’altro conveniente, oltre che – conclude Sirianni – doveroso per i cittadini di un Paese come il nostro, afflitto da un’intollerabile evasione fiscale».

A Riccione dal 16 al 19 novembre la conferenza organizzativa nazionale Cisl

Si svolgerà a Riccione dal 16 al 19 novembre, presso il Palazzo dei Congressi, la conferenza organizzativa programmatica della Cisl. L’evento arriva a conclusione di un lungo percorso di assemblee organizzative a livello territoriale, regionale e di categoria che hanno visto la partecipazione di più di 15 mila tra delegati della Cisl, rsa-rsu, quadri, pensionati, operatori politici e dei servizi.BannerVerticaleANon a caso l’hashtag della lunga maratona di assemblee e incontri con i delegati è stato #crescereperilfuturo, con al centro della discussione l’analisi del documento che regolerà la nuova organizzazione della Cisl e le proposte per un sindacato più trasparente, più snello e ancora più radicato nei posti di lavoro e nei territori, all’altezza delle sfide del 21 esimo secolo. L’inizio dei lavori della conferenza di Riccione è previsto martedì 16 novembre alle 16 con la presentazione di una ricerca su “L’immagine del sindacato” a cura di Sergio Maset, direttore di Idea Tolomeo. Subito dopo seguirà l’intervento della segretaria generale Cisl Annamaria Furlan, che sarà intervistata da Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera. Alle 1800 prenderà la parola la segretaria organizzativa della Cisl Giovanna Ventura, con la relazione introduttiva della conferenza nazionale. Il 17 novembre alle 10 è previsto un confronto sui modelli organizzativi europei cui parteciperà, oltre ai leader sindacali di Belgio, Francia, Germania e Spagna, il segretario generale della Ces, Luca Visentini. Subito dopo interverranno per un saluto la segretaria generale della Cgil Susanna Camusso e il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo. Il 18 novembre alle 11 sono previste due tavole rotonde, moderate dal caporedattore Economia del Tg 1, Michele Renzulli cui parteciperanno Giorgio Squinzi (presidente di Confindustria), Pier Paolo Baretta (sottosegretario al Ministero dell’Economia), Annamaria Furlan (segretaria generale della Cisl), Alberto Berrini (economista), Paolo Onofri (segretario generale Promoteia), Vittorio E. Parsi (docente all’Università Cattolica di Milano) e mons, Mario Toso (vescovo di Faenza). Il 19 novembre alle 12, dopo la presentazione dei documenti conclusivi delle commissioni, la conferenza nazionale si chiuderà con le conclusioni della segretaria generale Annamaria Furlan. L’intera manifestazione sarà trasmessa in streaming sul sito della Cisl www.cisl,it da Labor tv, con la possibilità di interazione su Twitter e Facebook.

COMMERCIO, DOMANI SCIOPERO NAZIONALE. A MODENA MANIFESTAZIONE IN PIAZZA MATTEOTTI

Scioperano domani – sabato 7 novembre – anche a Modena e provincia gli addetti della grande distribuzione organizzata, della distribuzione cooperativa e del commercio al dettaglio aderente a Confesercenti. La protesta, proclamata unitariamente da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, dura l’intero turno di lavoro ed è rivolta contro lo stallo negoziale per il completamento dei rinnovi contrattuali nel terziario, distribuzione e dei servizi, attesi da oltre due anni. A Modena è prevista una manifestazione provinciale con inizio alle 9.30 in piazza Matteotti.

Enrico Gobbi«Diciamo no alla destrutturazione del contratto nazionale di lavoro del terziario, distribuzione e servizi – afferma il segretario generale della Fisascat-Cisl Emilia Centrale Enrico Gobbi – Confermiamo la nostra disponibilità a trattare sulla flessibilità organizzativa del lavoro, da ricondurre nell’ambito del confronto decentrato nel quale senz’altro possono essere individuate nuove formule per accrescere la produttività aziendale. Rispetto, invece, alle esigenze delle imprese di aumentare la produttività attraverso una maggiore sostenibilità dei costi, – continua il sindacalista Cisl – ribadiamo la nostra ferma contrarietà alla drastica riduzione del costo del lavoro, ai tagli degli automatismi contrattuali riferiti agli scatti di anzianità e ai passaggi di livello, come anche alla sospensione degli istituti economici della tredicesima e quattordicesima mensilità ai fini della maturazione del trattamento di fine rapporto». Gobbi sottolinea che lo scenario negoziale è complicato anche dalla frammentazione dei tavoli di confronto. Lo stallo delle trattative è per di più aggravato dalla frequente disdetta della contrattazione integrativa aziendale, che ha determinato la perdita di componenti salariali per gli occupati di un settore in cui cresce la vertenzialità e aumentano le procedure di mobilità». «Se a questo, poi, aggiungiamo gli effetti della liberalizzazione degli esercizi commerciali, con le aperture indiscriminate 24 ore su 24 e sette giorni su sette – aggiunge il segretario Fisascat-Cisl Emilia Centrale – appare evidente il peggioramento delle condizioni di lavoro degli addetti del comparto, costretti al surplus orario in nome del recupero di produttività e di quote di redditività aziendale. È urgente tornare ai tavoli e individuare un punto di mediazione con la sola finalità di siglare i nuovi contratti nazionali di lavoro. Salario e welfare sono le grandi priorità contrattuali per sostenere le migliaia di lavoratori del terziario, della distribuzione e dei servizi che – conclude Gobbi – stanno continuando a pagare a caro prezzo gli effetti della crisi». Alla giornata di sciopero nazionale indetta dai sindacati per domani – sabato 7 novembre – ne seguirà un’altra programmata per il prossimo 19 dicembre.

Processo Aemilia, Giorgio Graziani (segretario regionale Cisl): «Niente polemiche, valorizziamo la nostra azione»

«Siamo stati ammessi alla costituzione di parte civile per tutti i capi di imputazione richiesti, e non era scontato. grazianiOra il nostro compito è fare il possibile per dare valore e continuità alla nostra presenza, a tutela di chi rappresentiamo e del mondo del lavoro». È quanto ha dichiarato Giorgio Graziani, segretario generale della Cisl Emilia-Romagna,nel commentare il dibattito in corso sulla mancata richiesta di attori istituzionali o datoriali di costituirsi parte civile nel processo Aemilia. «La folta rappresentanza istituzionale che ha richiesto di costituirsi parte civile, con il governo peraltro rappresentato dalla Presidenza del Consiglio, insieme ad alcune associazioni datoriali, deve essere un punto fermo da evidenziare e valorizzare. È il momento di fare fronte unico per puntare ai risultati concreti che tutti auspichiamo, non quello di dividersi in sterili polemiche».

Bellco: oggi incontro con il sindaco di Mirandola, lunedì 9 novembre altre due ore di sciopero

I sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl, Uiltec-Uil e le rsu della Bellco hanno incontrato stamattina il sindaco di Mirandola Maino Benatti per parlare delle prospettive dell’azienda biomedicale e del mancato rinnovo dell’integrativo.

Il sindaco ha espresso vicinanza ai lavoratori, preoccupati per la mancanza di strategie e di un piano industriale che permetta di guardare con fiducia al futuro. Per lavoratori e sindacati la Bellco sembra navigare a vista e ha risultati di bilancio tutt’altro che incoraggianti. Al contrario, altre aziende del settore biomedicale hanno mantenuto, se non aumentato, le proprie quote di mercato, nonostante la crisi e i tagli alla sanità. Il sindaco Benatti si è impegnato a seguire con attenzione l’evolversi della vertenza affinché si giunga a una conclusione positiva che dia certezze di prospettive produttive e occupazionali. Insieme alle rsu, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno poi deciso di proclamare un nuovo sciopero di due ore, dopo quello del 22 ottobre. L’astensione dal lavoro avverrà lunedì 9 novembre, con presidio davanti ai cancelli aziendali dalle 10 alle 12.

Processo Aemilia: Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna ammesse come parti civili

Grande soddisfazione di Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna per la decisione del giudice per le udienze preliminari di ammettere i sindacati come parti civili nel processo Aemilia per tutti i capi di imputazione indicati. È la prima volta nel Nord Italia, e una delle prime in Italia, che le organizzazioni sindacali confederali vengono riconosciute parte lesa in un processo di mafia.

L’istanza di costituzione di parte civile è stata affidata agli avvocati Libero Mancuso, Vincenza Rando, Silvia Moisè e Andrea Ronchi. «Il lavoro si è confermato essere uno degli elementi centrali nei meccanismi di penetrazione della criminalità organizzata nell’economia legale, con il pesante corredo degli atti di stravolgimento delle regole del mercato del lavoro e di grave lesione dei diritti di lavoratrici e lavoratori – affermano Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna – L’indagine, inoltre, ha fatto emergere il carattere di “mafia imprenditrice” assunto dall’organizzazione ‘ndranghetista in Emilia-Romagna, insieme alla capacità di penetrare interi settori economici. Il processo servirà perciò a individuare le responsabilità nel sistema di ‘ndrangheta che ha messo radici in questa regione. La nostra presenza sarà fondamentale per mettere in luce la stretta connessione tra illegalità e violazione dei diritti dei lavoratori, in un contesto economico offeso dalla criminalità organizzata». Per i sindacati il tentativo di imporre il metodo mafioso alle relazioni economiche e del lavoro deve trovare un argine nella reazione dei corpi sani della società civile, attraverso il supporto della magistratura e l’azione concertata nel territorio tra istituzioni, forze sociali ed economiche per rafforzare il sistema di regole a presidio della legalità e dei diritti. Anche per questo Cgil, Cisl e Uil Emilia-Romagna giudicano importante che sia stata ammessa una parte rilevante delle associazioni e istituzioni che hanno avanzato istanza di costituzione come parte civile. «A questo punto siamo a pieno titolo dentro il maxi-processo per affermare, nelle aule come nei luoghi di lavoro e sul territorio, che questa vuole essere terra di legalità, diritti e di antimafia, consapevoli di rappresentare il mondo del lavoro per l’affermazione democratica e costituzionale dei diritti dei lavoratori. Sarà nostro impegno, nel proseguo del processo, – concludono i sindacati – tenere costantemente informati i lavoratori nei luoghi di lavoro e nel territorio».



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