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La “truffa del catalogo” colpisce ancora: donna di Castelnuovo Rangone versa 3 mila euro

La modalità è sempre la stessa: suonano alla porta di casa, insistono per entrare, mostrano un catalogo di prodotti per la casa e si fanno firmare una “specie” di ricevuta.

Invece è un contratto di acquisto, spesso del valore di alcune migliaia di euro.

La famigerata “truffa del catalogo” non passa mai di moda. L’ultima “vittima” è una signora di Castelnuovo Rangone, che il 30 dicembre ha firmato un contratto del valore di 3.490 euro + Iva e, dopo aver anticipato 3 mila euro in contanti, si è rivolta ad Adiconsum Emilia Centrale (l’associazione consumatori della Cisl), dove è stata assistita dall’operatrice Michela Avella.

«Si tratta di una pratica ingannevole messa in atto da diverse aziende che cambiano continuamente ragione sociale – spiega la

Adele Chiara Cangini, responsabile Adiconsum Emilia Centrale

responsabile di Adiconsum Emilia Centrale Adele Chiara Cangini – Gli incaricati operano “porta a porta”, prendendo preferibilmente di mira anziani e persone sole in casa. Una volta entrati nell’abitazione, con pressioni più o meno insistenti, chiedono quella che pare essere un’innocua firma per ricevuta di un catalogo di offerte di mobili, materassi e arredi. Solo in seguito il malcapitato si accorge di aver sottoscritto un vero e proprio contratto, con impegno ad acquistare merce per migliaia di euro per più anni, spesso persino con un oneroso finanziamento accessorio».

L’associazione consumatori della Cisl aggiunge che la via d’uscita dipende soprattutto dall’atteggiamento del venditore, una volta ottenuta la firma. Se la copia del contratto viene immediatamente consegnata all’ignaro acquirente, è sufficiente, come di prassi per i contratti conclusi fuori dai locali commerciali, esercitare il diritto di recesso entro 14 giorni, che decorrono dalla firma del contratto oppure, in caso di acquisto di beni, dal ricevimento della merce.

Se, invece, il raggiro viene scoperto solo dopo la scadenza di questo termine, la faccenda si complica, specie se, come in questo caso, si è versato denaro a titolo di caparra sotto la promessa di “uscire dal circuito” con un unico acquisto. Ecco perché è opportuno seguire alcuni consigli, utili per difendersi anche in via preventiva.

«Innanzitutto occorre prestare sempre la massima attenzione a cosa si firma, specie quando si tratta, come in questo caso, di documenti su carta copiativa – dice Cangini –
Se si è firmato, il consiglio è non consegnare alcuna somma di denaro, soprattutto contanti, nemmeno sotto la minaccia di azioni legali da parte dell’azienda venditrice. Siamo di fronte, infatti, a una pratica commerciale scorretta e il vincolo contrattuale è comunque nullo perché siamo davanti a un vizio del consenso.

Se, invece, si è ricevuta la merce a casa, – continua la responsabile Adiconsum – è consigliabile lasciarla imballata e pronta a essere restituita, anche perché spesso si tratta di vere e proprie “patacche”, o comunque di merce di valore di molto inferiore al prezzo di vendita richiesto.

Bisogna ricordarsi che un eventuale finanziamento sottoscritto assieme al contratto di vendita si qualifica come “accessorio” a quello principale: se quest’ultimo decade, ad esempio perché si è esercitato il diritto di recesso, anche il primo resta privo di effetti».

Chi rimane vittima di questi raggiri può rivolgersi ad Adiconsum Emilia Centrale (per Modena telefonare allo 059 890897) non solo per ricevere assistenza e far decadere ogni vincolo contrattuale, ma anche per segnalare questi casi – e dunque queste aziende – all’Agcm (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato).



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