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Il 1° Maggio della sanità

di Alfonso Bracigliano (Cisl Funzione pubblica Emilia Centrale)
In vista del 1° Maggio invitiamo i cittadini a riflettere sulla condizione dei professionisti della sanità modenese. Non solo sul fatto che alcuni sono sottopagati, ma soprattutto su tutto quello che è accaduto negli ultimi due anni. Nel momento in cui i riflettori si sono accesi sul Covid-19, i lavoratori modenesi della sanità hanno visto stravolte le loro quotidianità, professionali e private. Tutti hanno messo a rischio la propria vita, qualcuno l’ha persa. I professionisti sanitari si sono trovati a combattere il Covid quasi a mani nude, con decine e decine di pazienti morti. È stata evitata una strage grazie alle aziende sanitarie e ai professionisti dati in presidio per riorganizzare tutto il lavoro. Oggi la pandemia non è ancora finita, anzi: gli ospedali modenesi continuano a ricoverare pazienti contagiati e il fatto che siano fortunatamente meno gravi non comporta un impegno inferiore degli operatori, perché il livello di assistenza è sempre il medesimo. Per questo affermiamo la necessità immediata di stabilizzare i precari assunti durante l’emergenza sanitaria da Covid-19. Tra le priorità dei professionisti sanitari c’è anzitutto il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto nel 2019. L’attenzione e vicinanza dei mesi scorsi verso la n

Alfonso Bracigliano (Cisl Fp Emilia Centrale)

ostra categoria si sono molto affievolite. Eppure siamo sempre in campo. Speriamo, quando ci siederemo al tavolo delle trattative con le istituzioni e i vertici delle aziende sanitarie, di non avere brutte sorprese, come l’assenza di fondi contrattuali o la mancata cessione di periodi di ferie o aspettativa. Ci auguriamo anche che le restrizioni che cadono da oggi non rappresentino un ‘liberi tutti’, perché vorrebbe dire vanificare tutto ciò che è stato fatto finora. Dal confronto continuo nella nostra organizzazione emerge che le riflessioni sulla sanità debbano essere fatte anche sugli operatori del settore socio-sanitario (case residenza anziani, rsa, centri diurni e socio-riabilitativi). Hanno vissuto sulla propria pelle le stesse condizioni dei professionisti della sanità, ma in peggio perché del tutto impreparati davanti al Covid, e non certo per colpa loro. Possiamo dichiarare che se non è stato un totale fallimento, l’intero sistema socio-sanitario modenese ha pericolosamente rischiato il crollo. Per noi è da rivedere, se vogliamo evitare di andare in tilt quando dovremo fronteggiare il prossimo virus.



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