Sanità: critiche dei sindacati per appalti prestazioni ospedale Mirandola
Cosa sta succedendo nella sanità dell’Emilia-Romagna?
Se lo chiedono Cgil Cisl Uil regionali dopo che a Modena è stato pubblicato un avviso per la fornitura temporanea in via d’urgenza di servizi ospedalieri di ostetricia e ginecologia dell’Area Nord di Modena, in particolare a Mirandola.
«Per decisione politica della Giunta regionale, il punto nascita di Mirandola deve rimanere aperto nonostante il numero di parti negli anni non sia elevato (335 nel 2021) – ricordano i sindacati – Pur avendo messo in atto tutte le possibili misure organizzative da parte dell’Ausl di Modena per evitare questa scelta, la decisione finale adottata è stata appaltare prestazioni di ostetricia e ginecologia per cinque mesi (rinnovabili per altri cinque), per una base d’asta di oltre 500 mila euro.
Ma non è finita.
Nonostante il verbale d’intesa dello scorso 29 aprile, firmato da tutte le sigle sindacali della dirigenza medica e sanitaria, nel quale si individuano soluzioni e interventi diretti ad affrontare le criticità dell’emergenza-urgenza, la stessa Ausl di Modena e quella di Reggio Emilia pubblicano avvisi per la fornitura di servizi medici ospedalieri che non rientrano nelle misure condivise nell’intesa, ricalcando il percorso già adottato per l’emergenza-urgenza di Ferrara, definito dall’assessore regionale un unicum da non ripetere».
Incontrando i vertici regionali della sanità, Cgil Cisl Uil Emilia-Romagna hanno espresso la loro contrarietà a forme di appalto che prevedono l’affidamento a esterni di pezzi del “core business” della sanità pubblica.
«La Regione ha scelto la via più breve: continuare a tappare falle investendo risorse pubbliche senza alcuna prospettiva e creando, oltretutto, situazioni di disomogeneità economica nei confronti dei medici ospedalieri, sapendo che i medici esterni vengono inseriti nei dipartimenti ospedalieri per prestare le stesse delicate mansioni che svolgono i medici dipendenti, ma con retribuzioni più generose.
Risulta, inoltre, difficile a questi medici – continuano i sindacati – sentirsi parte della rete organizzativa, proprio per la peculiare occasionalità della loro prestazione lavorativa. Inoltre, a garanzia della sicurezza delle persone che accederanno ai servizi in appalto, sarà necessario verificare con grande attenzione la competenza clinico-professionale dei professionisti forniti dall’appaltatore».
Secondo Cgil Cisl Uil la carenza di alcune specializzazioni mediche o anche di professioni sanitarie arriva da decenni di insufficiente programmazione della formazione medica specialistica che ha seguito la politica dei tagli al nostro sistema sanitario.
«Si sta creando un precedente pericoloso per il futuro della sanità pubblica dell’Emilia-Romagna – dicono i sindacati – Non è accettabile che in una regione che vanta alti livelli di sanità pubblica, che ha fatto scelte anche lungimiranti in un recente passato investendo sui professionisti, che coordina la commissione salute della Conferenza delle Regioni, vengano appaltati pezzi di sanità pubblica, oltretutto di estrema delicatezza e importanza.
Le Ausl dilazionano le assunzioni indispensabili di tutte le professioni, non solo di quelle mediche, per l’esigenza di far quadrare i conti. Contemporaneamente ricorrono a discutibili forme di appalto che comportano costi più onerosi, senza un confronto preventivo con noi, in spregio ai protocolli d’intesa sottoscritti e agli impegni assunti.
Crediamo ci sia bisogno di scelte strategiche e di prospettiva che purtroppo non vediamo da parte della politica regionale. Non è sufficiente dire che si vuole potenziare la sanità pubblica: bisogna farlo con azioni coerenti.
L’appalto delle prestazioni di ostetricia/ginecologia, insieme a quelle dei Pronto soccorso e dell’emergenza-urgenza, – concludono Cgil Cisl Uil Emilia-Romagna- non sono le migliori azioni per investire efficacemente le scarse risorse economiche e valorizzare l’impegno di tutte le figure professionali coinvolte».