Manifattura Riese: ipotesi dodici di cassa integrazione decreto Genova
Altro rinvio tecnico per la vertenza della Manifattura Riese, l’azienda tessile di Carpi che produce il marchio Navigare. Ieri si è svolto un incontro interlocutorio con il Ministero del Lavoro, Filctem Cgil, Femca Cisl, rsu aziendale e il liquidatore dell’azienda, assistito dai suoi consulenti.
A quanto trapela da fonti sindacali, le parti avrebbero trovato un accordo di massima, ma restano ancora da definire alcuni aspetti tecnici. L’appuntamento che potrebbe essere decisivo è in programma mercoledì prossimo 3 novembre, quando saranno disponibili tutti gli elementi che potrebbero consentire la firma dell’accordo con la proprietà. L’obiettivo è garantire ai 60 dipendenti rimasti (rispetto agli iniziali 82) di accedere per un anno alla cassa integrazione straordinaria prevista dal decreto Genova in caso di cessazione di attività. Filctem e Femca spiegano che si tratterebbe di un accordo “difensivo”, finalizzato cioè a tutelare i lavoratori con l’obiettivo di trovare loro, nei dodici mesi di “cassa Genova”, una nuova collocazione e garantire misure che possano rendere più agevole un’eventuale acquisizione dell’azienda senza interrompere la continuità aziendale. Se questo non sarà possibile, i sindacati vedranno come gestire la situazione dei lavoratori rimasti, anche alla luce dell’evoluzione che potrà avere l’azienda. Ricordiamo che a fine aprile la Riese è stata venduta dal socio di maggioranza, il fondo Consilium (subentrato cinque anni fa e detentore dell’80% delle quote, mentre il 20% appartiene alla Navy Group di Massimo Brunetti) alla Luchi Fiduciaria di Milano che, dopo pochi giorni, l’ha messa in liquidazione e ha avviato una procedura di licenziamento per gli allora 82 dipendenti. A fine luglio l’attuale proprietà ha accettato di prorogare fino al 27 ottobre la scadenza della cassa Covid per i 67 addetti in forza all’epoca. Il che significa che, almeno fino a domani, i dipendenti non saranno licenziati.