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Ansa Tech: rinnovato contratto aziendale dopo 15 anni

È stato approvato a larghissima maggioranza dai lavoratori il contratto integrativo dell’Ansa Tech, azienda di Finale Emilia che occupa una novantina di persone. Ne danno notizia Fiom Cgil e Fim Cisl, che esprimono soddisfazione. Il contratto prevede più tutele individuali riguardanti la malattia, un percorso di stabilizzazione del personale precario, un indicatore legato all’andamento di bilancio che permetterà di redistribuire parte degli utili, formazione continua e cogestita tra azienda e rsu, orari di lavoro che coniugano tempi di vita e lavoro, una particolare attenzione alla salute e sicurezza. «Questo accordo dimostra che anche in periodo di pandemia, guerra e crisi delle forniture, i contratti aziendali possono essere ancora rinnovati», sottolineano le rsu Ansa Tech, Erminio Veronesi (Fiom Cgil Area Nord modenese) e Marcello Della Gatta (Fim Cisl Emilia Centrale). L’azienda ha una storia particolare. Ansa Marmitte nasce nel 1959 come piccola realtà artigianalea a gestione familiare per produrre impianti di scarico per auto sportive. È una delle prime realtà industriali in un territorio – la Bassa modenese – ancora fortemente legato alla trasformazione agricola. Inizia a collaborare con case automobilistiche come Abarth, Ferrari, Lamborghini. A partire dagli anni Novanta Ansa Marmitte diventa una delle aziende più grandi e competitive del territorio. Nel 1989 la Sogefi del gruppo De Benedetti entra in partnership con la proprietà Pola. L’azienda allora occupa più di 450 persone. Quando le crisi dell’automotive iniziano a mordere, Ansa Marmitte è venduta agli americani di Arvin. Seguono diverse ristrutturazioni e riduzioni degli occupati. Si arriva, po

Marcello Della Gatta (Fim Cisl Emilia Centrale). E’ in distacco da novembre 2021, quello di Ansa Tech è il suo primo contratto

i, alla peggiore gestione che l’azienda e i suoi dipendenti abbiano mai conosciuto. Due imprenditori inglesi attuano una vera e propria sottrazione di valore: nel giro di due anni svuotano le casse dell’azienda e provano a portarsi via anche i macchinari. Entrano in campo i lavoratori che, insieme a Fiom Cgil e Fim Cisl, tra novembre 2010 e gennaio 2011 presidiano l’azienda giorno e notte arrivando a saldare i cancelli per evitare che fosse portato via ciò che rimaneva di questa storica azienda. «In quel momento – ricordano i sindacati – i lavoratori, coscienti del loro ruolo, non solo hanno difeso l’azienda dall’aggressione economica e lavorativa subita, ma si sono sostituiti alla proprietà gestendo per un periodo i rapporti con clienti e fornitori, in attesa dell’arrivo di una nuova proprietà, che si è palesata nel 2011 (il gruppo Csl di Torino)». L’azienda e i dipendenti stanno lavorando alla rinascita della società quando nel maggio 2012 il terremoto nella Bassa modenese sembra assestare il colpo di grazia. Eppure anche stavolta i lavoratori riescono a continuare la produzione e salvano nuovamente l’azienda. Nel 2015, con la collaborazione delle istituzioni locali, i contributi per la ricostruzione permettono a un imprenditore – Walter Zini del gruppo Sag di Novellara – di rilevare l’azienda. Oggi l’azienda è tornata all’utile, ha ricominciato ad assumere e investire per essere competitiva. «Ciò ha permesso di riprendere normali relazioni sindacali con l’obbiettivo di firmare il contratto aziendale dopo quindici anni dall’ultimo. Ci sono voluti diversi mesi di serrati incontri e assemblee, ma alla fine abbiamo sottoscritto un accordo che ridà fiducia ai lavoratori», concludono le rsu Ansa Tech, Erminio Veronesi (Fiom Cgil Area Nord modenese) e Marcello Della Gatta (Fim Cisl Emilia Centrale).



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