Pensioni, Cisl: «Riaprire cantiere riforma»
Tasse troppo alte e rivalutazione bloccata per dieci anni: ecco perché molti pensionati italiani sono sulla soglia della povertà, anche a Modena. E con il ritorno dell’inflazione la situazione è destinata a peggiorare rapidamente.
Lo afferma la Cisl Emilia Centrale commentando i dati Inps sulle pensioni. Risulta che delle 226.025 prestazioni pensionistiche erogate da Inps Modena oltre 131 mila (58%) sono inferiori a mille euro.
«Questi dati confermano un allarme che la nostra confederazione e il nostro sindacato dei pensionati (Fnp Cisl) hanno lanciato da qualche anno – dichiara Andrea Sirianni, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale con delega alle politiche previdenziali e socio-sanitarie –

La prima cosa da fare è una riforma fiscale. I pensionati italiani sono, insieme ai lavoratori dipendenti, i più tartassati d’Europa. Ad esempio, su un reddito da pensione di 20 mila euro lordi in Italia l’aliquota media è del 20,5%, contro l’8,3% della Germania e il 7,3% della Francia.
La seconda cosa – continua Sirianni – è la rivalutazione delle pensioni. Con l’ultima legge di Bilancio abbiamo finalmente ottenuto la ripartenza del meccanismo di perequazione. Dal 1° gennaio di quest’anno le pensioni inferiori a 2.062,32 euro lordi sono aumentate dell’1,7%. Man mano che cresce l’importo dell’assegno pensionistico cala la percentuale di rivalutazione. Abbiamo calcolato che, grazie alla rivalutazione degli assegni, quest’anno i pensionati modenesi riceveranno complessivamente 60,6 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso. È un primo significativo risultato, ma non più sufficiente a causa del ritorno dell’inflazione a livelli di trent’anni fa.
Allo stesso tempo – sottolinea il segretario Cisl – oggi non bastano le altre pur importanti misure che avevamo ottenuto. Mi riferisco all’ampliamento della no tax area e alla riduzione della tassazione Irpef sullo scaglione tra 15.001 e 28 mila.
Insomma, è necessario riaprire tutto il cantiere della riforma delle pensioni, ora fermo. Purtroppo la crisi di governo rischia di farci perdere tempo prezioso, mentre i prezzi continuano a salire…»
A preoccupare la Cisl, però, non sono solo i pensionati di oggi, ma anche quelli di domani.
«Nei prossimi anni andranno in pensione persone che, oltre ad avere avuto carriere lavorative spesso discontinue, riceveranno un assegno pensionistico interamente calcolato col metodo contributivo entrato in vigore nel 1995. Questo – spiega Sirianni – significa che la loro pensione sarà proporzionata ai contributi versati e non più alle ultime retribuzioni. Quindi saranno mediamente più basse delle pensioni attuali. Potrà andare un po’ meglio solo a chi si è rivolto per tempo ai fondi di previdenza complementare, ma è una minoranza.
Per questo motivo nelle nostre richieste al governo abbiamo inserito, oltre alla rivalutazione e alla riforma fiscale, una pensione di garanzia e meccanismi che tutelino i giovani, valorizzino i periodi di maternità e attività di cura.
Allo stesso tempo – aggiunge il sindacalista Cisl – stiamo chiedendo da mesi, sia al governo che ai Comuni, di tenere sotto controllo prezzi e tariffe almeno dei servizi pubblici. Attraverso la contrattazione locale siamo riusciti in qualche caso a introdurre agevolazioni per le fasce più deboli, a partire dai pensionati.
Rappresentano un patrimonio della nostra comunità e hanno anche un ruolo essenziale nel sostegno a figli e nipoti, specialmente in questo periodo così complicato che dura ormai da due anni e mezzo.
Non possiamo né vogliamo abbandonarli a un futuro di povertà e sacrifici», promette Andrea Sirianni, componente della segreteria Cisl Emilia Centrale con delega alle politiche previdenziali e socio-sanitarie.