Carcere La Pulce, situazione emergenza Covid. I sindacati: “Si faccia presto”
Il Covid interessa con un grande focolaio il carcere La Pulce di Reggio Emilia. Coinvolge carcerati e agenti, ma gli stessi agenti sonio difficilmente sostituibili anche in caso di malattia o isolamento domiciliare, Invece, i detenuti sono costretti a restare in cella ventiquattr’ore su ventiquattro, senza nemmeno la possibilità di uscire a sgranchirsi le gambe. In via Settembrini la situazione rischia di degenerare ulteriormente considerato il sovraffollamento delle carceri italiane, in celle che dovrebbero essere progettate per una sola persona. A questo si aggiungono le difficoltà comunicative dato che il 65 per cento dei detenuti è di origine straniera.
Dai sindacati l’apprezzamento al personale “che sta facendo miracoli svolgendo un lavoro di negoziato continuo”
L’organico degli operatori risultava già ai minimi termini prima della pandemia. Ora, purtroppo, sono molti gli operatori contagiati (agenti di polizia penitenziaria ma anche personale amministrativo, educatori, personale sanitario), tanti quelli costretti a casa in regime di isolamento domiciliare perché entrati in contatto con positivi. 12 gli agenti di polizia penitenziaria positivi al Covid lo scorso martedì (1 ricoverato in ospedale) 26 quelli in isolamento. Considerando tutto il personale gli assenti erano 60, non sostituiti. A lavoro avrebbero dovuto essere in 150. 21 i detenuti positivi nelle diverse sezioni, tranne quella femminile.
Per isolare il virus i detenuti rimangono chiusi in cella tutto il giorno, e si sta provvedendo a fare tamponi a tutti. Questa procedura, che dovrebbe durare almeno fino alla fine del mese “ma – osservano i sindacalisti – va contro i principi umani, le leggi e l’ordinamento penitenziario, e non può protrarsi oltre”.
Per questo motivo Giovanni Trisolini, ispettore superiore della polizia penitenziaria, Fp Cgil, insieme a Vito Bonfiglio, ispettore superiore della polizia penitenziaria e sindacalista Cisl e Leonardo Cannizzo, assistente di polizia penitenziaria e sindacalista Uil, hanno deciso di lanciare l’allarme chiedendo che nel più breve tempo possibile venga vaccinata l’intera comunità carceraria: non solo il personale, dunque, ma anche tutti i detenuti. La richiesta dei sindacati Fp Cgil, Fns Cisl e Uilpa ha trovato sostegno a livello comunale e regionale.
In Regione è stato invece Federico Amico, consigliere di Emilia-Romagna Coraggiosa, a farsi portavoce delle richieste dei sindacati della polizia penitenziaria reggiana, presentando una interrogazione all’assessore alla Sanità Raffaele Donini: “La situazione è grave, serve uno sforzo aggiuntivo”. Ma al momento non sono state concesse aperture: “Nelle carceri la situazione è più grave che altrove – ha risposto Donini – tant’è che la polizia penitenziaria sta venendo vaccinata. Abbiamo anche disposto che i detenuti ultra ottantenni vengano vaccinati subito, in quanto a rischio”. Per i sindacati reggiani e regionali occorrono altre misure. Richiesto un incontro al sindaco Vecchi, al prefetto Iolanda Rolli e allo stesso Donini. “Bisogna evitare che la situazione degeneri – spiegano – agire preventivamente e non sempre quando ormai è troppo tardi”.
Tra le proposte dei sindacati si ritiene urgente:
- procedere allo screening di tutta la popolazione detenuta e di tutto il personale;
- completare la vaccinazione – da poco iniziata – del personale dipendente, in tutti gli istituti della regione;
- assegnare criterio di priorità e urgenza alla vaccinazione delle persone ristrette negli istituti penitenziari;
- verificare la corretta attuazione dei protocolli di isolamento Covid e di tutte le misure di prevenzione.